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Report e il caffè. Il giornalismo e la cattiva informazione

Di il 29 Ottobre 2019

Report e il caffè, ormai è un binomio consolidato, proprio come il giornalismo e la cattiva informazione.

L’ Ordine dei giornalisti per la sua serietà, per tutelare la professione più bella ed utile per la società, il giornalismo, mestiere che dovrebbe diffondere informazione totale ed imparziale, dovrebbe iniziare ad indagare su alcuni servizi che puntano i riflettori sul settore del caffè. A partire da quelli banali come questo di Scatti di Gusto, degni di menzione soltanto per la meschinità con cui, sfacciatamente, gli autori e i soggetti del post sono legati da conflitti di interessi grossi quanto una casa.

Articoli del genere sono strettamente collegati alle inchiste/markette di Report, tanto che le puntate vengono incorporate all’interno del post in questione. Che squallore!

E non avrebbero avuto da parte mia tanta attenzione se non fosse stato per questo dettaglio.

Da anni è in atto una campagna orientata a screditare l’espresso napoletano per incrementare le vendite degli specialty coffee, notoriamente più diffusi al nord, anche se in quantità esigua, direttamente proporzionale al fatturato delle aziende che li propongono. Il tentativo di incrementarne il consumo è legittimo, ed io spero ci si riesca. Siamo vicini dal proporre anche noi la nostra linea specialty.

Il punto è proprio questo: non ci sarebbe nulla di male se si dichiarassero questi post come “sponsorizzati” o se si dichiarasse il legame che vi è tra i soggetti citati, gli autori, i “giudici” di alcuni servizi, con le aziende menzionate nei servizi. Non ci sarebbe nulla di male se, di riflesso, in contrapposizione, non ci fosse il barbaro tentativo di denigrare le aziende del sud, l’espresso napoletano, e gli imprenditori e la cultura legata a Napoli.

Si è appena conclusa una fiera, i cui padiglioni espositivi orientati al mondo del caffè sono occupati, per la quasi totalità dell’area espositiva, da aziende di tutta Italia (prevalentemente del sud) che producono Caffè espresso napoletano nelle sue varianti, e invece cosa si evince in questo articolo come “attrazione della fiera”? Indovinate un po’?

L’ordine dei giornalisti e il suo presidente devono aprire gli occhi; ché dietro queste parzialità, dietro questa informazione inesatta, dietro questo tentativo di promozione travestito da giornalismo, c’è un’azione diffamatoria contro Napoli, le sue aziende produttrici del settore caffè; aziende che danno lavoro a migliaia di persone che sfamano le proprie famiglie. Se non si porta avanti una informazione corretta e totale, c’è il serio rischio che questi servizi danneggino, a lungo andare (è da 5 anni che Report porta avanti queste pseudo inchieste, sempre con gli stessi interpreti e sempre con le medesime conclusioni e allusioni) seriamente il comparto legato all’espresso napoletano.

E io, nel tentativo di far chiarezza sulla puntata di Report andata in onda il 21 sera, mi son dovuto pure sorbire ieri, in fiera, l’esperto Andrej Godina che mi diceva che “voi napoletani siete chiusi”. Affermazione condivisibile sotto un certo punto di vista. Ma probabilmente ancor più chiuso è chi non vuol andare oltre la propria piccola nicchia di cultura e di mercato.

Mi rivolgo quindi agli imprenditori del sud del settore caffè: Iniziamo allora a far conoscere a questi signori la dignità, la preparazione, la cultura, degli imprenditori produttori del classico espresso napoletano, che da secoli fanno crescere il comparto, e che dovrebbero soltanto ringraziare se oggi (fortunatamente) si può parlare in Italia anche di specialty coffee.

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