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Non sento di avere più l’età. Ho abbandonato il gruppo giovani CNA

Di il 1 Febbraio 2018

Ho passato gli ultimi otto anni con un obiettivo: provare a fare qualcosa in più oltre l’ambito lavorativo, oltre l’ambito personale. Bisogno nato più o meno da quando ho iniziato a girare l’Italia per raccontare come Caffè Carbonelli stava uscendo dalla famosa (e ormai noiosa e superata) crisi che ha colpito tante pmi ai primi anni del 2000.

Credo di aver provato a ibridare i due ambiti in realtà, quello personale e quello lavorativo, e non so se è stato un bene o no per me. Sta di fatto che quasi cinque anni fa decisi che potevo forse provare ad aiutare una comunità di imprenditori ad aprire gli occhi su alcune sfaccettature del mondo digitale legato al lavoro. Era l’epoca in cui si iniziava a parlare di makers e di artigianato digitale. Era anche l’epoca in cui mio padre iniziò a star male. Era l’epoca in cui ero una macchina: riuscivo ad essere ovunque perché avevo iniziato a distinguere le cose importanti da quelle futili. Allora ero ovunque volessi essere, curavo tutto ciò che volevo curare. Volevo studiare, incamerare nozioni, sperimentare e contaminare chi avrebbe voluto ascoltarmi. Volevo supportare papà e renderlo fiero. Un periodo intenso, insomma. Poi pensavo che facendo parte di una comunità di persone con la mia stessa visione avrei avuto la possibilità di assorbire le competenze di chi, più esperto, avrei incontrato sullo stesso percorso. E così è stato: Mi associai alla CNA e sono stati 5 anni che mi hanno arricchito. Mi hanno dato la possibilità di fare una stupenda esperienza politica, perché non dimentichiamocelo, nelle associazioni si fa la politica più utile alle persone: quella dove gli associati chiedono fatti a supporto di proclami e parole, e tu che li rappresenti devi rispondere supportandoli, creando opportunità per ogni singolo, per il gruppo, e per l’associazione tutta.

Un po’ per l’età, un po’ per legarmi a persone belle che già erano in associazione, entrai a far parte della squadra di presidenza del gruppo giovani. Papà ne fu contentissimo. Dopo qualche mese morì.

Nella scorsa primavera decisi anche di candidarmi a presidente del gruppo. Ma non andò bene (O forse si). Decisi comunque di continuare a farne parte. Diventavo il più esperto (vecchio), e mi dicevo che qualcosa di positivo, fosse stato anche solo per instradare i ragazzi nuovi, sarei riuscito ancora a proporlo. Evidentemente non è così. O forse, più semplicemente, non mi sento più tanto giovane oggi da far parte di un gruppo che porta questo aggettivo come segno distintivo di un sistema tanto complesso. Certo, giovane non lo sarei stato neanche da presidente, vero, ma come prima cosa avrei provato a far valere il mio ruolo per abbassare la soglia d’età per far parte del gruppo, sperando che poi questo avesse potuto avere un effetto su tutto il sistema.

Ed eccomi qui ad informarvi che ho fatto un passo indietro. Sono stati cinque anni in cui le persone che incrociavo per l’Italia mi ascoltavano anche in rappresentanza dell’associazione. Dalla scorsa settimana non è più così. Ho inviato le mie dimissioni, per la prima volta in vita mia. Non è stato semplice, ma l’ho fatto in serenità. Con la consapevolezza di aver fatto parte di un’associazione (e non di una famiglia. Le organizzazioni non sono famiglie. Neanche le aziende familiari sono famiglie) che mi ha dato tanto e a cui spero di esser riuscito a trasmettere anche solo una minima parte di quel che avrei voluto.

È un’esperienza che rifarei? Assolutamente si, e spero di aver modo di impegnarmi ancora. Ho incontrato persone fantastiche a cui devo tanto. Ho avuto la possibilità di confrontarmi su temi importanti e utili a me, alla mia azienda, all’organizzazione, e alla società tutta. Confronti avuti con rappresentanti delle nostre istituzioni nazionali, regionali, provinciali, rappresentanti di istituti scolastici, di altre associazioni, di grandi aziende, i famosi top player mondiali, e di piccolissimi aziende che rendono grande il nostro made in italy. Un’esperienza che dovrebbero fare tutti i giovani che hanno un’azienda. E quelli che non hanno un’azienda dovrebbero trovare l’organizzazione giusta per la propria categoria.

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