Formazione Imprese

L’empatia e quel grave equivoco col rispetto

Di il 11 Ottobre 2018
Da qualche anno l’empatia è al centro di molti discorsi legati alla leadership e alla gestione delle organizzazioni in genere; viene trattata, erroneamente, come un elemento essenziale ai fini del buon funzionamento degli ingranaggi che tengono in moto aziende e team. Questo crea un enorme equivoco che induce a pensare all’empatia come una competenza da acquisire mentre non è altro che una virtù caratteriale individuale, sicuramente molto utile al mantenimento di un clima favorevole all’interno di contesti in cui esistono rapporti gerarchici, ma da non dover considerare come una competenza necessaria.
L’empatia non serve a nulla se non si rispettano ruoli e regole.
Occorre distinguere tra quelli che sono gli elementi utili al buon andamento delle organizzazioni, e quelli che sono utili a creare un clima favorevole intanto che l’organizzazione raggiunge gli obiettivi prefissati. Non si dovrebbe mai indurre le persone a pensare che la causa di un cattivo funzionamento di un’azienda, di un’associazione, di un team, con conseguenti scarsi risultati sia la mancanza di empatia. È un alibi che non regge.
L’elemento primario, oggettivo, utile al buon funzionamento delle organizzazioni è il rispetto.
Il rispetto delle regole, il rispetto dei tempi, nei vari apparati di un’organizzazione, è quella condizione oggettiva e necessaria che, se data come base dal leader della struttura, creata con capacità, competenze e il giusto autoritarismo,  via via, sarà ricercata e mantenuta spontaneamente dalle altre risorse che gerarchicamente lo succedono. La creazione e la gestione di questa condizione genererà, in automazione, sommando le funzioni, le mansioni e le azioni di ogni risorsa che la rispetta, i risultati a cui l’organizzazione, come entità, ambisce. Il tutto senza l’occorrenza della tanto decantata empatia.
il rapporto tra le persone, all’interno delle organizzazioni, ma nella società in genere, è regolato dal rispetto, e non dall’empatia.
Smettiamola, quindi, con questa ricerca spasmodica dell’empatia ovunque. L’empatia non è un elemento primario nella gestione delle organizzazioni, bensì è una prerogativa caratteriale che le persone usano in maniera naturale e non strategica.
Con questa sopravvalutazione dell’empatia si è data vita, ormai, ad una forzata ricerca e a un forzato utilizzo di atteggiamenti densi di ipocrisia, tesi a voler far sembrare empatico anche chi empatico non è. Questi atteggiamenti, però, da cui traspare la non naturalezza del soggetto, tante volte, generano l’effetto contrario rispetto a ciò che si vorrebbe ottenere: fanno nascere nella persona verso cui vengono rivolti, che nella maggior parte dei casi è un subordinato, l’idea che il suo superiore si rivolga a lui con falsità. Questo provocherà un ulteriore inasprimento del rapporto che avrà ricadute sul funzionamento di tutta l’organizzazione. 
Per questo è necessario distinguere tra rispetto ed empatia. Il primo, il rispetto, è un elemento necessario, da creare come base di qualsiasi rapporto in ogni organizzazione. Il secondo, l’empatia, è un attributo soggettivo che, se esistente, sarà capace di rendere migliori i rapporti tra le risorse umane e più fluidi gli ingranaggi del motore dell’organizzazione che, senza, continueranno comunque a girare per merito del rispetto in essere tra le persone e verso le regole utili al lavoro di tutti. 
* Credit immagine https://www.manchestereveningnews.co.uk/sport/football/football-news/man-united-news-arsene-wenger-14592344
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