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I prodotti sono lavoro: Il reddito di cittadinanza e Indusrtia 4.0

Di il 19 novembre 2018

Per la produzione di una singola capsula di caffè, considerando materie prime, trasporti, lavorazione, e distribuzione sono coinvolte dalle 8 alle 12 aziende; ognuna di queste aziende compie dei cicli e delle fasi di lavorazione e manovra in cui sono coinvolti un numero esponenziale di lavoratori affinché quella capsula di caffè possa esistere, viaggiare e arrivare al cliente e renderlo soddisfatto del prodotto e dei servizi.

Ad esempio, soltanto nella nostra azienda, tra la produzione di una capsula di caffè, l’immagazzinamento, la commercializzazione, sono coinvolte 4 risorse.
immaginiamo, ora, che almeno lo stesso numero di persone lavori ai cicli di produzione e trasformazione delle 6 materie prime che la compongono: 4 lavoratori per 6 aziende vuol dire che, soltanto per la realizzazione di una capsula di caffè, sono coinvolte 24 risorse.

Per far sì che voi la consumiate, abbiamo bisogno del lavoro di altri 2 ragazzi che, ogni giorno, vengono a ritirarla in azienda per portarla al centro di smistamento del corriere in cui saranno coinvolti altri 3 operatori che la gestiranno per tracciarla e per poi consegnarla agli autisti che la trasporteranno verso il centro di destino della merce (per esempio Rieti o Piacenza che sono i centri di logistica di Amazon in cui stocchiamo la merce destinata al canale) dove sarà rielaborata da altri 2 operatori dell’autotrasportatore corrispondente e affidata all’autista che la consegnerà ad Amazon. In Amazon 2 operatori la ricevono; altri 2 la stoccano; poi altri 2 la rietichettano per la partenza verso il cliente finale che l’avrà acquistata, e la riaffidano ad una ulteriore azienda, corriere, che, a sua volta, la gestisce con almeno altre 2 risorse fino all’ultimo fattorino che ve la consegnerà.

Tutto ciò soltanto se pensiamo ad una gestione nazionale della merce. Ma visto che ci piace avere una visione Mondiale dell’economia, e della vita, e che siamo realisti, pensiamo all’internazionalizzazione che già attuiamo sempre attraverso Amazon: bene, nel bel mezzo dei processi di cui sopra, la merce effettua un ulteriore transito dai centri logistici italiani fino a quelli Europei (domani speriamo mondiali), mettendo in moto, quindi, i medesimi cicli anche nei paesi di destinazione esteri. Ragion per cui, per garantire il trasporto di quella capsula, le aziende e i lavoratori quasi raddoppiano.

*Parlo del canale ecommerce e della supply chain esclusivamente perché ne conosco meglio ogni passaggio; ma lo stesso discorso vale se si pensa alla GDO, ecc. E non abbiamo tenuto conto a tutte le risorse aziendali che occorrono per la gestione amministrativa di quella capsula (fatturazione, ecc.).

Nei vari cicli di lavoro di cui sopra, i lavoratori coinvolti che possono registrare un contratto a tempo indeterminato credo non superino il 50%, ossia quelli inseriti nelle aziende produttrici. Il restante 50% occupato in aziende di servizi, probabilmente, è impiegato a tempo determinato, ma è ugualmente risorsa fondamentale per lo sviluppo di ogni azienda, in quanto ognuno di essi ricopre un ruolo essenziale nel circolo dell’economia: dall’offerta alla domanda del prodotto, fino al suo consumo.

Piccole e grandi aziende, oggi, sono partner con un fine comune: la crescita, il fatturato, i profitti. Crescita, fatturato e profitti sono quei risultati che, se raggiunti, incentivano l’aumento dell’occupazione sia a tempo indeterminato che a scadenza. I lavoratori a cui un contratto domani scade, se questo tipo di economia continuasse a funzionare e a crescere, non avranno difficoltà a trovare nuove mansioni, periodiche e basate sulle proprie competenze.
Certo, tutti vorremmo che ogni persona avesse ancora la stabilità del contratto a tempo indeterminato; ma se rileggete bene l’esempio fatto qui su, vi renderete conto che il lavoro è cambiato: è più veloce, proprio come i tempi che viviamo. E c’è una cosa molto positiva in questo: il numero effettivo delle risorse impiegate è in costante aumento perché il progresso richiede sempre più efficienza.

Come se non bastasse, in una recente intervista, Bezos, a mio parere provocatoriamente dice che anche Amazon fallirà; e indica in 30 anni il massimo tempo di vita di un’azienda. Se la sua provocazione/previsione si avverasse, “costringerebbe” un ventenne assunto a tempo indeterminato a ritrovarsi, a 50 anni, a dover ricercare un nuovo lavoro nuovo per sfamare se stesso e la sua famiglia per circa altri 15 anni. Ragion per cui, Bezos o non Bezos, credo sia ora che tutti entriamo nell’ottica del lavoro inteso come passeggero. Quindi occorre non pensare più al “posto di lavoro”, ma al lavoro che ci aiuterà a vivere e realizzarci nei posti in cui decidiamo di stare nei periodi della nostra vita.

I prodotti sono lavoro. In un paese in cui i prodotti, la manifattura, sono da sempre il fiore all’occhiello e il motore della sua economia, tanto da esser riconosciuti nel mondo col brand Made in Italy nato, si può dire, in maniera autonoma per certificare la qualità, il valore e la provenienza di questi prodotti, è inaccettabile che una manovra finanziaria venga concentrata sulla creazione di un reddito di cittadinanza e non sullo sviluppo delle aziende, ossia del lavoro. È inaccettabile che si speri nell’aumento di occupazione derivante da una manovra assistenzialista piuttosto che di sviluppo economico delle aziende.

Industria 4.0, con tutte le sue vulnerabilità, era una manovra che aveva come obiettivo la crescita dimensionale delle aziende; l’internazionalizzazione; si dava una importanza strategica e primaria alla digitalizzazione. Si, anche, e personalmente oserei dire soprattutto, delle piccole e media imprese.

Dove sono finiti questi temi? Perché nessuno stimola il ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio a rispondere su quali sono i programmi destinati alla crescita delle nostre aziende, allo sviluppo dei nostri prodotti e all’aumento dell’occupazione, che sarebbe conseguenza naturale?

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