Società Marketing

I brand sono corresponsabili del livello culturale del paese

Di il 22 Maggio 2019

In questi anni abbiamo avuto tanti esempi di brand piccoli o grandi che sono diventati editori dei propri contenuti e che, talvolta, non sono neanche contenuti promozionali; brand che hanno iniziato a sviluppare progetti con messaggi importanti portando avanti una propria responsabilità sociale di impresa. Brand che hanno preso anche delle posizioni sociali e politiche di rilievo per quel che rappresentano.

In tanti, queste iniziative, le hanno viste ed evidenziate come dei casi di studio. Bene, ma anche no. Vuol dire ammettere che queste aziende sono delle mosche bianche. Le aziende invece, considerando gli investimenti che effettuano in promozione, sia per la costruzione diretta di contenuti, che per le ingenti somme di denaro che spendono e che servono alla creazione di quei format che sponsorizzano, sono tra le prime responsabili della qualità dei messaggi che vengono diffusi in questi format e che impattano sulla società: se si considera che i media, le emittenti, vendono spazi a soggetti privati per la diffusione dei contenuti che questi creano, e che autori e produttori, per acquistare quegli spazi (i tempi che occorrono alla messa in onda delle puntate) e per realizzare i propri contenuti, hanno bisogno di chi sponsorizzi e investa sui progetti che propongono, possiamo concludere che, essendo i finanziatori di quei lavori, i brand diventano corresponsabili della cultura che si diffonde nel paese. Se le aziende si interessassero, in fase preliminare, dei progetti che andranno a realizzarsi, e rifiutassero di investire su contenuti spazzatura, il livello culturale della società, formata da persone fisiche che guardano quei format, sarebbe più elevato.

Personalmente, pensando alle imprese come persone giuridiche che hanno (che dovrebbero avere) un ruolo attivo nella società (e non solo in quella dinamica economica della società che è il commercio), credo che questa era, è, e dovrebbe essere la funzione primaria del marketing che pensi alla promozione e alla comunicazione del brand: costruire o aiutare terzi a costruire (con delle sponsorizzazioni), in maniera funzionale al proprio target di riferimento, messaggi coerenti alla propria identità sociale e alla propria etica, in cui gli utenti possano rispecchiarsi.

Il punto è che fin quando si farà passare il concetto che marketing è esclusivamente lo studio e la creazione della comunicazione più impattante e la ricerca della sua diffusione nei luoghi più popolari, per puntare unicamente alle vendite e non al posizionamento del brand nella società, allora non dobbiamo lamentarci della qualità dei messaggi che ci colpiscono; dobbiamo essere consapevoli che questi messaggi influenzano il pensiero delle persone e che, se il nostro obiettivo è arrivare ad un numero tale di persone da poter considerare una “massa”, allora staremo contribuendo direttamente ad influenzare la “massa”.

Negli ultimi due decenni la stragrande maggioranza dei grossi brand non si è interessata dei messaggi che trasmettevano i format che andavano a sponsorizzare, ma osservavano esclusivamente i dati dell’audience e share con l’auspicio di poter far arrivare ad un pubblico sempre più ampio la propria pubblicità, senza dare importanza alla stessa pubblicità e ai contenuti in cui questa veniva ospitata.
Questo ha rafforzato, col tempo, quei programmi spazzatura che hanno attinto sempre più dalle sponsorizzazioni di questi brand apatici e irresponsabili, e ha contribuito al declino del livello culturale del nostro paese.

Dobbiamo smettere di sottovalutare il ruolo della pubblicità e quindi le scelte di investimento dei brand sui format che sponsorizzano, perché queste influenzano in maniera importante la crescita o il declino della società.

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