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Educare il cliente a rispettare il tuo tempo e il tuo spazio

Di il 4 Settembre 2018

Conclusione di conversazione cliente-fornitore: “Perfetto, è stato un piacere, allora attendo una sua email“.

Se poi mi mandi un whatsapp di lavoro alle 22.00, io non ti rispondo. Se mi chiami al mattino alle 7.30, io non ti rispondo.
Risponderà verso le 8.30, direte voi. No, non ti richiamo e non rispondo al whatsapp neanche alle 9.00.
Quando mi chiami alle 11.00 e mi chiedi se ho letto il messaggio della sera precedente (e tu già sai che l’ho letto) io ti rispondo di sì, non ti prendo in giro.
Quando mi dici che eri in attesa di una risposta, e mi fai anche percepire, dal tono, un certo fastidio per l’attesa, io ti rispondo che si, lo so che stavi aspettando. Perché lo so.
Quando mi chiedi il perché allora non ti avevo ancora risposto, io ti rispondo, sorpreso, perché non ho ricevuto alcuna tua email.

Riflessione:

Quando si dice che l’imprenditore lavora anche 16-18 ore al giorno, è vero.
La quantità di tempo quotidiano da dedicare al lavoro è dettata da numerose variabili, e quasi sempre non la si quantifica all’inizio della giornata, ma alla fine. No, non parlo della pianificazione strategica del lavoro del giorno dopo, dico proprio che tante volte, a fine giornata, ti rendi conto di quante ore hai lavorato.
Le variabili sono tali in quanto incostanti: cambiano di giorno in giorno, dipendono da tanti fattori.

Tante volte il lavoro è anche dentro i pensieri riguardanti il proprio futuro, quello della propria azienda, quello di un brand o di un prodotto. Non è necessario essere di fronte a dei dati per lavorare, perché, in linea di massima, i dati del tuo lavoro li conosci, li ricordi, sono tuoi.
È come provare a ricordare quanti anni hai: a volte capita che ti servono quei cinque secondi, poi ci arrivi.

Si lavora sempre, a tutte le ore volendo. Ma dove dico io.
Posso lavorare anche 24 ore su 24.
Se riesco a decidere dove voglio lavorare posso anche decidere quando lavorare. Il quanto passa in secondo piano.

“Ma allora così non vivi più. Vedi Marchionne che fine ha fatto”.

È qui l’errore del pensiero superficiale:
al cliente posso concedere anche tutto il mio tempo, quello che non riesco a concedere, perché non voglio, perché non è necessario, e perché non lo merita, in quanto con lui sono in relazione esclusivamente lavorativa, sono i miei spazi: non do al cliente la possibilità di entrare nel mio smartphone con i whatsapp o con le chiamate a tutte le ore.

Il cliente entra nel mio smartphone solo quando io avrò deciso di aprigli la porta; e questo avverrà se e solo se lui avrà avuto la premura di bussare alla porta del mio spazio (smartphone) con lo strumento a lui assegnato: la mail.

Questo, invece, è l’errore che fanno in tanti: confondere gli spazi di lavoro con il tempo di lavoro.

Quando si parla di lavoro, per il benessere del manager e dell’imprenditore, lo spazio è l’elemento chiave, non il tempo.

I nostri comportamenti sono la prima impostazione della privacy del nostro smartphone.

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